





































Giovanni Crisostomo Martino era un trovatello nato nel 1852 a Sala ed era stato, benché giovanissimo, Garibaldino e suonò la carica di Bezzecca, unica vittoria italiana della terza guerra d’indipendenza. Emigrò in America e qui John Martin si arruolò come trombettista tra le fila delle giubbe bleu del Generale Custer. Ma nella battaglia di Little Big Horn il Generale fu accerchiato con i suoi uomini da numerosissimi indiani; a questo punto Custer ordinò a John di attraversare le truppe nemiche e cercare aiuto. Martin obbedì ma al suo ritorno con numerosi soldati in aiuto di Caster non potette fare altro che assistere al completo annientamento dei soldati e dello stesso Generale. Il prof Peppino Colitti e Michelino Esposito rintracciarono l’atto di nascita e da allora Martin ha una data e un luogo certi.
Di questa storia hanno scritto in tanti e anche Angelo Mastrandrea ne ha ricavato un libro.
(Fernando Pepe)
Angelo Donadio forse qualcuno non lo sa ma quella foto che ritrae Martin risale al 1879 e la scritta alle sue spalle è la trascrizione del biglietto scritto dal tenente W. Cooke e indirizzato al capitano Frederick Beenten al quale chiedeva di inviare rinforzi, poiché la situazione stava precipitando a Little Big Horn.
(Enzo Pierri)
La sua tomba è a Brooklyn, nel cimitero di Cypress Hill, non lontano da casa mia. Vi fu seppellito il 27 dicembre del 1922, all’età di 70 anni. Dopo la carriera militare (aveva raggiunto il grado di sergente maggiore) si era trasferito a New York dove aveva sposato una giovane donna irlandese, Julia Higgins, da cui aveva avuto otto figli e aveva lavorato come bigliettaio della metropolitana della città, alla stazione della 103rd Street, fino al 1904. Due anni dopo aveva divorziato dalla moglie e se ne era andato a Brooklyn da una delle figlie. Morì alla vigilia di Natale del 1922, poveretto, investito da un camion, lui che era stato l’unico sopravvissuto della battaglia di Little Big Horn del 25 giugno del 1876, la più leggendaria e gloriosa nella sanguinosa storia degli indiani d’America, vittime dell’odiosa arma americana. Quando abitavo in Colorado, negli anni ’90, tenevo incorniciato in casa un altro articolo, edito da La Repubblica, nel quale, come in questo, veniva ritratto insieme a John Martin anche il perfido generale Custer ma si nominava correttamente Sala Consilina come la terra natale di John Martin. Gli apache jicarillos che frequentavamo la mia casa erano fortemente offesi a primo acchito che io affiggessi alla parete un’immagine di Custer e non comprendendo l’italiano ne chiedevano contezza a mio marito, il quale prontamente rispondeva che l’articolo di giornale celebrava l’altro signore in divisa, John Martin, l’unico superstite della storica battaglia. “E perché è in cornice?” “Perché è un compaesano di mia moglie”. Immediatamente si faceva silenzio, e la stima nei miei confronti si alzava di molte tacche. “Tough breed, then” gli dicevano, “pay attention”. “Razza coriacea, allora” gli dicevano, “comportati bene”. Io ho amato questa storia sin dall’inizio, quando il caro Michele Esposito me l’ha segnalata oramai più di vent’anni fa. E ne ho scritto nel mio primo romanzo “Il lungo ritorno”, immaginandomi che il nonno della protagonista, originario di Sala Consilina, ne fosse stato amico e compagno nella banda del paese prima che Giovan Crisostomo partisse per arruolarsi nelle file dei garibaldini. Spesso, qui a Brooklyn, nelle mie lunghe passeggiate a piedi per la città capito per il quartiere di Cypress Hill e vado a depositare una rosa bianca sulla sua tomba.
(Tiziana Rinaldi Castro)
Il bellissimo omaggio del ceramista Carmine Greco (Filomena Di Maio)
La scultura eseguita dal Maestro Francesco Scialpi e due strisce (Miguel Enrique Sormani)
Due foto di Martin e l’ordine di Custer
La lapide ricordo in P.zza a Sala
Cypress Hills National Cemetery
Brooklyn, Kings County (Brooklyn), New York, USA
(Giancarmine Caputo)
Il trombettiere di Custer
L’ex camicia rossa diventerà sergente maggiore, sposerà un’americana, avrà cinque figli e un esercito di nipoti. Chiuderà pacificamente la sua carriera facendo il bigliettaio sui tram di New York, dimenticato dalla storia.
(Tiziana Rinaldi Castro)
Giovanni Crisostomo Martino dopo essere stato abbandonato alla “Ruota degli Esposti” fu assegnato dal sindaco Felice Alliegro alla balia Mariantonia Di Gregorio anche lei abbandonata alla nascita e madre di una bambina appena nata. Mariantonia Di Gregorio era sposata con Francesco Botta.
La famiglia Botta abitava in località “lo Pizzuto” che corrisponde all’attuale zona del “serbatoio” e alla parte alta di via Nicolini. Dopo il terremoto del 1857 la famiglia si trasferì in una località detta “Noce del Vescovo”, vicina al Palazzo Vescovile oggi via Cimarosa, e poi in località “La Valle” dove attualmente vi sono i cosiddetti “Casalini”.
Il padre naturale di John Martin fu Giuseppe Maria Perrone che, all’età di 50 anni, riconobbe legalmente John Martin come proprio figlio naturale. Giuseppe Maria Perrone abitava vicino alla famiglia Botta, precisamente in via Felice Orsini, grazie a questo riconoscimento John Martin evitò, in quanto figlio unico, il servizio militare.
In seguito, Perrone sposò all’età di 55 anni una vedova che era molto probabilmente la madre naturale di John.
John Martin dopo la battaglia di Little Bighorn sposò Julia Higgins, donna di origini irlandesi con la quale ebbe 8 figli. Tutta la famiglia Martin abitò a Baltimora dove tuttora nella zona di Glen Burnie vivono ancora dei discendenti. Nel censimento americano del 1900 il cognome usato era Martini mentre nell’esercito rimase Martin.
(Giancarmine Caputo)
I Casalini e la casa salese di John Martin.
(Giancarmine Caputo)
I documenti di nascita di Giovan Crisostomo Martino e il messaggio che gli affidò il generale Custer.
(Giancarmine Caputo)
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Giovanni Crisostimo Martino dopo essere stato abbandonato alla “Ruota degli Esposti” fu assegnato dal sindaco Felice Alliegro alla balia Mariantonia Di Gregorio anche lei abbandonata alla nascita e madre di una bambina appena nata. Mariantonia Di Gregorio era sposata con Francesco Botta.
La famiglia Botta abitava in località “lo Pizzuto” che corrisponde all’attuale zona del “serbatoio” e alla parte alta di via Nicolini. Dopo il terremoto del 1857 la famiglia si trasferì in una località detta “Noce del Vescovo”, vicina al Palazzo Vescovile oggi via Cimarosa, e poi in località “La Valle” dove attualmente vi sono i cosiddetti “Casalini”.
Il padre naturale di John Martin fu Giuseppe Maria Perrone che, all’età di 50 anni, riconobbe legalmente John Martin come proprio figlio naturale. Giuseppe Maria Perrone abitava vicino alla famiglia Botta, precisamente in via Felice Orsini, grazie a questo riconoscimento John Martin evitò, in quanto figlio unico, il servizio militare.
In seguito, Perrone sposò all’età di 55 anni una vedova che era molto probabilmente la madre naturale di John.
John Martin dopo la battaglia di Little Bighorn sposò Julia Higgins, donna di origini irlandesi con la quale ebbe 8 figli. Tutta la famiglia Martin abitò a Baltimora dove tuttora nella zona di Glen Burnie vivono ancora dei discendenti. Nel censimento americano del 1900 il cognome usato era Martini mentre nell’esercito rimase Martin.