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Il confinato di Ponticelli

  • Fernando Pepe
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Descrizione

È il 3 luglio 1983, rione INCIS, Ponticelli, Napoli. I corpi di Barbara Sellìni e Nunzia Munizzi, di sette e dieci anni, vengono ritrovati nel greto del torrente Pollena.
L’Unità del 13 aprile 1986 riportò le condanne all’ergastolo di tre indagati. Ma perché questa notizia in Memoria di Sala Antica? Perché uno dei tre, come riporta l’articolo dell’Unità (sotto riportato), arrivò come confinato a Sala.
Molti furono i disordini davanti al “Villa Diana”, dove il sindaco Antonio Coiro aveva offerto un tetto per dormire a Luigi Schiavo e alla madre.
I disordini continuarono, contro la madre quando percorreva il breve tratto di strada che separava l’albergo dal negozio di alimentari di Modestino Amodeo. Camminava sotto lo sguardo disgustato di molti che gridavano ogni sorta d’insolenza. A Sala, sempre laicamente accogliente, non si alzarono barricate come altrove, così col permesso e accompagnata da un rappresentante delle forze dell’ordine incontrai i due sventurati (non come consigliere comunale, che pure ero, ma come una donna solidale con un’altra donna).
Entrando mi trovai di fronte a un ragazzo che non alzò lo sguardo per tutto il tempo che mi trattenni e una madre… che faceva la madre.
Non parlò del figlio non tentò di giustificarlo ma guardava alla realtà, alla sua famiglia distrutta, alla dignità infangata e calpestata. Chi non ha vissuto un dolore buio di questo tipo non può sapere cosa si prova. Una donna davanti a me, della mia altezza, lei si mi guardava in volto e lo sguardo era segnato dallo sgomento. Io dissi parole estranee a me stessa, presa da una profonda ansietà per tanta sofferenza. Ci tenemmo le mani, io non avevo fretta e lei voleva trattenermi. La rividi dopo una settimana, accompagnai una giornalista del settimanale “Noi donne” e il suo fotografo; le condizioni di quella madre e del figlio erano evidentemente peggiorate, parlavano poco e a bassa voce. A quarant’anni di distanza è stato ricostruito il delitto, attraverso materiale d’archivio e testimonianze inedite. La revisione del processo, sostenuta anche dal ex giudice antimafia Ferdinando Imposimato è stata chiesta – rinunciando a qualsiasi richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione – per due soli motivi: “ripulire il proprio nome da quell’orrendo marchio d’infamia e mettere le manette ad un mostro che ancora cammina in mezzo ai bambini”.
È sempre attuale l’insegnamento di Montesquieu “Perché non si possa abusare del potere, bisogna che, per disposizione delle cose, il potere arresti il potere”
[Lo spirito delle leggi, Ginevra, 1748 Libro I cap IV]
(Pas Salluzzi)

Attraverso il programma “le iene” sono venuta a conoscenza della storia di questi tre amici accusati (ingiustamente) della morte di due bambine…sono rimasta tristemente colpita dalla loro triste vicenda, del lungo e doloroso cammino che hanno dovuto affrontare… e, penso a quanto può essere ingiusta ,talvolta, la giustizia.
(Angela Moccia)

Ricostruzione molto interessante, sia per il profilo umano della scrivente che per una giustizia e verità per il caso in questione.
(Antonio Pantoliano)

Anche in questa brutta storia, purtroppo, fu il fratello di uno di loro a testimoniare, probabilmente convinto(?) da qualcuno, ch’erano stati loro. Pas a guardare quel giovane assassino(?) non riusciva a pensarlo mostro, proprio non ci riusciva, e soprattutto non ha mai dimenticato la mamma per la sua compostezza. Oggi credo sia molto felice di averla potuta ricordare a questo nostro paese che, ad onor del vero, alla fine non si lamentò più di tanto.
(Fernando Pepe)
Ricordo che Luigi Schiavo lo avevano “confinato” all’albergo Diana. Ho seguito il servizio de “Le iene”, se sono innocenti hanno subìto una violenza inaudita, sia i ragazzi che le rispettive famiglie. E chi ha commesso l’omicidio ha vissuto. A me fa pensare il fatto che non siano stati sfiorati con un dito dagli altri carcerati, solitamente, per questi crimini il trattamento è tutt’altro.
(Filomena Petrone)

I tre ragazzi sono liberi dal 2015, se vai a cercare su internet ci sono tutte le risposte alle domande, non fondate su ”penso” – “mi pare” come potrei scrivere io ma su una indagine seria condotta seriamente; troverete anche la risposta su come mai in carcere non siano stati oggetto di violenza.
(Pas Salluzzi)

 

 

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